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20.04.2009 - Terremoto in Abruzzo

Il disastroso terremoto che ha colpito così duramente la città de L’Aquila e i numerosi paesi del circondario ha dato ampio sfogo alla fantasia dei mass media nel descrivere il “mostro invisibile” che agisce sotto i nostri piedi alla stregua di cavalli imbizzarriti che cercano di scrollarsi dal groppone il carico che portano.

La notizia che più di tutte ha bucato gli schermi televisivi per spiegare i gravi danni arrecati dal terremoto è quella, ripetuta infinite volte, che per confezionare il calcestruzzo è stata utilizzata sabbia e, ciò che ha suscitato più sensazione, sarebbe stata utilizzata “sabbia di mare”. Non è il caso di chiarire che la sabbia è uno degli elementi necessari per confezionare il calcestruzzo. Per quanto riguarda l’utilizzo della “sabbia di mare” se ci si riferisce alla sabbia delle spiagge attuali, posto che ne sia possibile il reperimento, sembra che il costo per il solo trasporto sarebbe forse più oneroso dell’utilizzo dell’ottima sabbia che si produce nell’aquilano.

A Chieti, poi, si è diffusa la voce che un terremoto non potrebbe colpire la città perché nel suo sottosuolo vi sarebbe un grande “vuoto”, per di più attraversato da un fiume sotterraneo.

Come quasi tutte le sommità delle colline della fascia costiera adriatica la città di Chieti è costituita da sabbia più o meno cementata facilmente lavorabile. Cosicchè gli antenati hanno potuto scavare facilmente caverne, ricoveri, camminamenti…Il volume degli scavi (vuoti) è una percentuale irrisoria rispetto al volume del sottosuolo sabbioso. Detti vuoti non hanno alcuna rilevanza nei riguardi dei terremoti.

D’altra parte il cosiddetto “vuoto” al di sotto della città di Chieti non ha costituito una barriera al propagarsi del terremoto verificatosi nell’aquilano tant’è che diversi edifici, compresa la sede del comune, sono stati sgomberati. Non esiste un fiume sotterraneo di tipo carsico, esiste solo una falda acquifera contenuta nelle sabbie sorretta da terreni sottostanti pressochè impermeabili (argille grigio-azzurre).

Un terremoto può essere paragonato ad un immenso rodeo dove partecipano un’infinità di cavalli imbizzarriti che avanzano sottoterra, alzando e abbassando il groppone, con velocità variabile a seconda dei terreni attraversati. Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare la velocità dei “cavalli” (onde sismiche di tipo S) è maggiore quando attraversano terreni compatti e minore quando attraversano terreni più teneri (non me ne vogliano i tecnici se ricorro a tale estrema semplificazione). Il diminuire della velocità di avanzamento dei “cavalli imbizzarriti” nei terreni più teneri è accompagnato da un maggiore innalzamento del groppone con maggiore probabilità di riuscire a scrollarsi di dosso quello che sopra è situato. Resta in sella solo chi meglio riesce ad assecondarne le evoluzioni.

Ovviamente ogni variazione di velocità comporta un’accelerazione e l’accelerazione è stata presa a base della macrozonazione sismica.

In Italia, a tutt’oggi, non essendo entrato in vigore il testo unico relativo a: “Le norme tecniche sulle costruzioni”, per la progettazione antisismica si può fare ancora riferimento alla macrozonazione sismica che classifica i comuni a rischio sismico in quattro categorie: comuni non classificati e tre categorie, basata sull’accelerazione massima in direzione orizzontale che il terreno può subire per effetto di un terremoto. Nella 3a categoria si ipotizza che il terreno possa subire uno spostamento orizzontale con un’accelerazione massima del 6% dell’accelerazione di gravità (9.8 m/s2), nella 2a del 9% e nella 1a del 12%.

Dallo studio degli effetti dei terremoti che si sono succeduti in Italia si è dimostrato che tale classificazione non è adeguata.

In effetti nella nuova normativa antisismica, prorogata fino al giugno dell’anno prossimo, è previsto che "ai fini della definizione dell’azione sismica di progetto deve essere valutata l’influenza delle condizioni litologiche e morfologiche locali sulle caratteristiche del moto del suolo in superficie, mediante studi di risposta sismica locale".

La risposta sismica locale ha una importanza fondamentale per spiegare alcuni fenomeni osservati nel recente terremoto che ha colpito l’aquilano. Si è notato chiaramente che degli edifici costruiti nel medesimo periodo e con analoghe modalità, alcuni sono stati rasi al suolo, altri sono rimasti in piedi.

Nella frazione di Onna le vecchie costruzioni sono tutte crollate, a Pizzoli, a quanto risulta allo scrivente che ha eseguito indagini dirette nel paese, non si sono avuti gli stessi effetti. La differenza sta nella natura del sottosuolo: è costituito da terreni poco consistenti di origine lacustre in località Onna con effetti amplificanti delle onde sismiche e terreni detritici ben compattati e cementati che non hanno comportato analoga amplificazione nel comune di Pizzoli.

I differenti danni provocati dal sisma in zone vicine oltre alle cause sopra esposte possono anche essere dovuti ad una progettazione inadeguata, alla cattiva esecuzione, all’impiego di materiali non idonei, ma soprattutto ad una conoscenza approssimativa delle caratteristiche del sottosuolo derivante da una carente e non appropriata indagine geognostica, geotecnica e geofisica.

Il più delle volte si richiede l’intervento del Geologo basandosi sull’economicità della consulenza, senza che gli si dia la possibilità di eseguire indagini appropriate. Le indagini quando vengono richieste si eseguono, il più delle volte, con mezzi non idonei, o con modalità al di fuori di ogni regola.

Alla base della microzonazione sismica e di qualsiasi progetto di struttura antisimica c’è la conoscenza approfondita del sottosuolo che si ottiene con indagini appropriate che accertino la successione stratigrafica, le caratteristiche meccaniche dei terreni, le caratteristiche sismiche, l’idrogeologia sotterranea.

Si è cercato nel passato di normare l’esecuzione delle indagini per renderle corrette e affidabili.

Nel lontano 1999 il Servizio Tecnico Centrale del Consiglio Superiore dei LL.PP. pubblicò, sulla G.U. la circolare n. 349/STC del 16.12.99 riguardante la "Concessione ai laboratori per lo svolgimento delle prove geotecniche sui terreni e sulle rocce e il rilascio dei relativi certificati ufficiali".

La circolare definiva i requisiti tecnico-amministrativi richiesti ai laboratori geotecnici privati alfine di assicurare un adeguato livello qualitativo e di emettere certificati ufficiali.

La circolare fu emanata nella constatazione che "…l’attività di prove in sito e/o laboratorio è stata finora svolta al di fuori di qualsiasi controllo che potesse garantire una sufficiente affidabilità ai risultati forniti…".

Dopo quasi dieci anni dalla pubblicazione della circolare il Tribunale Amministrativo del Lazio con sentenza n° 1422, del 18.02.08, ha annullato la circolare 349/STC del 1999 rilevando in essa norme d’incostituzionalità con la motivazione che per il rilascio di concessioni a privati da parte del Ministero era necessaria un’apposita legge e non già una semplice circolare ministeriale.

Allo stato esiste la legge (DPR n. 380) che autorizza il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti a rilasciare ai laboratori privati le concessioni per eseguire prove geotecniche su terreni e rocce, ma non la normativa che detta le condizioni alle quali bisogna attenersi per ottenerle. Dette norme erano contenute nella circolare 349/STC annullata dal TAR.

Si è creata un’atmosfera Kafkiana!!! In un campo che richiede un’alta specializzazione e che più degli altri avrebbe bisogno di certezze per le implicanze sulla corretta progettazione, il buon costruire, l’economicità dei lavori, la sicurezza delle opere e, soprattutto, l’incolumità dei cittadini.

Potenti Lobby stanno ostacolando l’emanazione di una nuova circolare che normi un aspetto fondamentale del buon costruire.

Oggi vengono appaltate le indagini in sito e prove geotecniche di laboratorio alle Imprese iscritte alla categoria OS21. Ebbene la gran parte di queste imprese non hanno mai eseguito direttamente dette indagini che richiedono un’alta specializzazione e professionalità.

La sicurezza antisismica si può raggiungere anticipando l’entrata in vigore delle norme contenute nel Testo Unico, ma sarebbe vana se la progettazione non si basasse sulla conoscenza approfondita del sottosuolo che si può ottenere solo con l’utilizzo di mezzi idonei e nel rispetto scrupoloso delle norme nazionali e internazionali.

Chieti, 20.04.09

Dott. Geol. Renato Ricci

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